martedì 5 agosto 2014

50 anni dall'anniversario del film che celebra l'unione fra Pasolini e Matera.

Resterà aperta fino al 9 di settembre a Palazzo Lanfranchi e al Musma la mostra "Pasolini a Matera. Il Vangelo secondo Matteo 50 anni dopo. Nuove tecniche di immagine: arte, cinema, fotografia."
E' una mostra accattivante che contiene documenti inediti, foto ma anche interviste non solo su Pasolini ma anche di critici ed amici che lo conobbero e ne analizzarono l'estetica.
Interessante è l'allestimento proposto dalla Soprintendenza che parte dalla Chiesa del Carmine, accanto a palazzo Lanfranchi, e si snoda per le salette interne del Museo.
Essa è divisa in sei sezioni, racconta la storia e i luoghi del Vangelo in relazione al clima culturale e artistico italiano di quegli anni.

Attraverso l'utilizzo di nuove tecniche multimediali e interattive la mostra è fortemente visiva basata sul modello delle stazioni creative (ogni sezione infatti viene introdotta da un narratore). Essa riesce a trasmettere il passare del tempo dalla realizzazione del film "Il Vangelo secondo Matteo" all'attuale fruizione che avviene attraverso sistemi touch e videoproiezioni e questo non può non lasciare indifferenti e far riflettere durante tutta la visita.
Devo dire che due documenti in particolare mi hanno colpito: l'intervista in cui Pasolini parla di una sorta di persecuzione nei suoi confronti sempre perpetuata, sopratutto nella realizzazione del film "La Ricotta" e le lettere e la dedica scritta a Toti Scialoja di suo pugno.
Quest'ultime evidenziano come nonostante l'ausilio della multimedialità il confronto diretto con le opere realizza quel salto qualitativo e quel coinvolgimento che altri supporti non sono in grado di dare.
Ancor più lo testimonia la macchina da presa del regista e i costumi originali del film e questo favorisce una lettura di livelli vari di approfondimento.
La mostra inoltre sottolinea che il primo cinema di Pasolini è fortemente segnato dalla tradizione figurativa.
Il regista, infatti, aveva studiato la storia dell'arte con il grande maestro, Roberto Longhi al quale dedica diversi disegni a matita e pastello nero nel 1974, e nei suoi film è sempre possibile riconoscere l'influenza dei pittori da lui tanto amati: Piero della Francesca, Mantegna, che Pasolini richiama prepotente nelle pose dei suoi personaggi e attraverso le sue inquadrature.
Ne "La Ricotta" la citazione figurativa è esplicita, Orson Welles, il regista del 'film nel film', alter ego di Pasolini, mette in scena, in due sequenze ravvicinate, le repliche viventi di due capolavori della pittura manierista: 'le Deposizioni' di Rosso Fiorentino e Pontormo.
A differenza del film, rigorosamente in bianco-nero, i due tableaux vivant sono a colori e rappresentano la scena madre del film.


















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