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Figura
1.a: Carro trionfale, 1948, Bernalda.
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Quest’ultima ha trovato applicazione in un settore particolare, quello cioè della costruzione dei carri trionfali, che altro non sono se non un retaggio dell’antico “carro navalis”. L’origine del “carro navalis” è da scorgere già nell’antico Egitto e in Grecia usato per di più in occasione di feste sontuose.
Questi “grandi navi su ruote” venivano infatti, costruiti, soprattutto in occasione di visite reali in un luogo particolare o sposalizi sontuosi.
Anche in Italia l’uso di queste macchine è antichissimo. Durante il Rinascimento, infatti, artisti come Leonardo e Brunelleschi si sono dedicati alla loro preparazione con rappresentazioni allegoriche, per celebrare sovrani e mecenati. Anche in Europa nel '600/700 si diffuse l'uso di questi pomposi mezzi sui quali prendevano posto musici o attori che si esibivano su questi "carrales" (Spagna) ricchi di suggestive scenografie spaziali, ove rappresentavano lavori teatrali, per potersi così facilmente spostare di piazza in piazza, di città in città, con tutta la scena.
I carri erano prevalentemente di due tipi: a "vascello" o a "candelone" verticale, riferito al cero votivo, alla torre o al campanile della località. Col tempo questi carri, creati da architetti e realizzati da valenti artigiani, hanno acquistato una raffinata eleganza di forme e volumi tanto da essere utilizzati e voluti dai "potenti" per meglio imprimere la memoria del popolo in particolari e solenni occasioni civili.
L'esposizione di queste scene allegoriche perde sempre più l'aspetto di festa laica e prende sempre più quella di processione e manifestazione religiosa, come corteo storico dedicato al Santo Patrono nelle feste popolari delle nostre contrade. Tra i carri presenti nel materano, ricordiamo quello di Matera che viene realizzato ogni anno e distrutto durante la giornata conclusiva dedicata alla Madonna della Bruna, patrona della città. Per quest’ultimo, che fino alla metà del 1800 aveva statue realizzate in legno e successivamente sempre in cartapesta, la scena centrale riprodotta sul Carro della Bruna è ogni anno diversa.
Essa è sempre stabilita dal Vescovo e rimanda a parabole e vicende del Vangelo. Si aggiudica l'assegnazione della gara il cartapestaio che meglio raffigura la scena prescelta nella bozza di presentazione, al miglior prezzo.
La data di consegna del caratteristico manufatto è quella del 29 giugno, festa dei Santi Pietro e Paolo, quando, di sera, il Carro viene benedetto dal Vescovo ed è esposto alla cittadinanza, che può così ammirarlo con attenzione girandogli intorno, nella sua completezza ed integrità. Il 2 luglio il carro ospita nella torretta a "poppa" la statua della Madonna e sfila dal rione Piccianello fino al Duomo, dove, deposta la sacra effigie, si dirige verso la piazza centrale. La festa può così giungere al suo culmine con lo spontaneo ed incontrollabile "straccio", sotto gli occhi incuriositi ed increduli di tutta la città. Insolito ed unico è il rituale della distruzione del carro trionfale materano che ogni anno si ripete, dove ogni cittadino cerca con l’assalto al carro, di afferrare una piccola immagine di cartapesta, un frammento, per conservarlo con devozione nella propria casa o nel luogo di lavoro, per mostrarlo con fierezza agli amici, affinché la Madonna continui a proteggerlo. Lo “straccio” manifesta la vittoria della vita dopo la morte, perché il carro una volta distrutto darà il via alla costruzione di uno nuovo che dovrà essere pronto per la festa successiva. Come dalla morte e dalla decomposizione della materia rinasce nuova vita, così lo smembramento del carro ricorda analoghi riti, che hanno la loro origine nei millenni di storia.
La ricostruzione annuale che tocca il carro di Matera non riguarda i carri presenti in paesi come Bernalda, Montescaglioso e Montalbano Jonico che vengono utilizzati con consuetudine ogni anno. Sia per Bernalda che per Montescaglioso la maestranza che li ha prodotti è la stessa: si tratta di Luigi Morano, cartapestaio di Montescaglioso, di cui scarse sono le notizie relative alla sua vita e alla sua attività. Sappiamo solamente che è l’autore anche di un altorilievo raffigurante S. Rocco, visibile in una edicola votiva a Bernalda, e che costruì il Carro di S. Bernardino a Bernalda, nel 1948 mentre nel 1962 quello di Montescaglioso. I carri in questione sono riccamente decorati con angeli, cherubini, campane a festa e riquadri che riprendono particolari episodi della vita dei santi a cui sono dedicati, visibili sulle pareti del manufatto nella parte inferiore come emerge dallo studio dall’opera presente a Bernalda (Appendice, Carri trionfali, scheda 1). Sono realizzati interamente in cartapesta con la sola eccezione delle ruote che sono in legno. La loro presenza attesta ancora una volta la forte valenza devozionale che è radicata in questo territorio e che rappresenta un punto di incontro per la società lucana. Intorno ai carri si stringe tutto il paese e al santo vengono rivolti grandi festeggiamenti in ricordo di un avvenimento prodigioso del quale Egli si è reso in passato protagonista quale: lo scampo da una pestilenza, dalla siccità così frequente in questi posti, di un maremoto, ecc.
Madio G. C.,"Simulacri sacri a Matera e dintorni", (tesi di laurea), Lecce 2003.
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Bibliografia utilizzata:
C. Amoretti, Memorie
storiche su la vita, gli studj, e le opere di Lionardo da Vinci. Milano,
(1804), p. 38.
G. Vasari, Le vite dè
più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue Insino a’
tempi nostri, Firenze 1550, cap. III, 232 ss. (Vita di Brunelesco);
v. 36 ss. (Vita di Cecca).
J. Burckhardt, La civiltà del Rinascimento in Italia,
introduzione di Ludovico Gatto, Roma 1994, Parte Quinta. La vita sociale, cap.
8, Le feste, pp. 298 - 315
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Figura
1.b: Carro trionfale, particolare fronte,
Bernalda, 1948.
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1.c: Carro trionfale, particolare retro.
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Figura
1.d: Carro trionfale, particolare, Bernalda,
1948.
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Figura
1.e: S. Bernardino predica assistito da Frà
Vincenzo, particolare del Carro Trionfale, 1948, Bernalda.
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Figura
1.e: Morte di S. Bernardino, particolare del
Carro Trionfale, 1948, Bernalda.
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Figura
1.f: Carro trionfale, particolare, Bernalda,
1948. L’opera è del montese Luigi Morano.
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Figura
1.g: La Madonna con Bambino guarisce la voce
di S. Bernardino, particolare del Carro Trionfale, Bernalda 1948.
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Figura
1.h: Carro trionfale, particolare, Bernalda,
1948.
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