I cambiamenti avvenuti
sono stati quindi radicali. Alla civiltà del FARE, del CREARE CON LE PROPRIE
MANI, con le PROPRIE FORZE, si è sostituita quella della macchina.
Il lavoro artigianale
richiedeva fatica, tenacia, dedizione, pazienza, precisione, fantasia ed
offriva all’artigiano la capacità di esprimersi secondo i gusti e l’originalità
creativa di cui era dotato. Tutto anche una semplice costruzione diveniva nelle
sue mani qualcosa di personale, unico, irripetibile. Si realizzavano e si
creavano così oggetti sempre diversi e singolari. Per questo motivo le
testimonianze del passato vanno attentamente recuperate e custodite.
Negli ultimi anni,
infatti, si avverte intensamente l’esigenza di riscoprire e recuperare il ricco
patrimonio artistico-artigianale del passato, non solo come motivo folklorico, ma
soprattutto come elemento di vita per alcuni territori. E’ il caso della nostra
Bernalda. I pochi artigiani di oggi sono gli eredi e
i continuatori di esperienze e arti che si sono tramandate nel tempo sempre più
arricchite.
Con l’aiuto amorevole dei NONNI CAMPIONI, figure
straordinarie, faremo un viaggio nella memoria “cercando ancora il passato”.
La conoscenza delle tradizioni popolari del nostro paese, se pur non
tipicamente bernaldesi, bensì lucane, costituirà il punto di partenza per
ricostruire la nostra storia, la nostra cultura. Un popolo senza
storia e senza cultura non può esistere. “Nessun
popolo umano” è infatti, senza storia e senza cultura. Se non sappiamo chi
eravamo non sappiamo cosa siamo. Dalla conoscenza
delle peculiarità del territorio nasce anche la linea strategica di intervento
in considerazione delle possibilità di miglioramento e sviluppo sociale, culturale
ed economico.
G. C. Madio
Questo testo è distribuito sotto licenza CC BY-NC-SA
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