Da qualche giorno si è conclusa, con bagno di folla (100.000 presenze), quella che noi chiamiamo il ‘Giorno della tradizione’. Si tratta della festa patronale del mio paese, Bernalda, conosciuto ormai come il borgo del regista americano Coppola. E sì perché il regista de ‘Il padrino’ dopo tanti anni è voluto ritornare nel paese che fu il luogo d’origine del nonno Agostino, ma questa è un’altra storia che magari vi racconterò un’altra volta. Per adesso ritorno a parlarvi della nostra festa alla quale, la devozione della mia gente per il Santo patrono, San Bernardino da Siena, viene manifestata pubblicamente due volte all’anno: maggio ed agosto. La festa del 20 maggio, nel passato, richiamava dalle masserie molti contadini.
C’era una seguitissima fiera del bestiame (16 maggio) che la precedeva di qualche giorno e dove, dai paesi confinanti giungevano per l’occasione i contadini per vendere o acquistare animali. Oggi di questo tipo di fiera ahimè, è rimasto ben poco e l’evento si è arricchito invece, di altri prodotti molto spesso superflui e venali legati all’abbigliamento: le classiche ‘bancarelle’…il paradosso con i tempi passati è notevole.
Mi racconta mia mamma che nel giorno di festa le ragazze indossavano le vesti più belle, forse le uniche che avevano nell’armadio, e si recavano alla processione di mezzogiorno. Il giorno di festa era un evento per tutta la famiglia perché a pranzo compariva la carne, evento raro per tutto l’anno e il piatto tipico: “ ‘l ‘zit sp’zzat ‘cu sug” (pasta acquistata per l’occasione) perché, la pasta casereccia, veniva fatta molto spesso grazie alle scorte di farina che la maggior parte delle famiglie aveva.
Attualmente la festa del 20 maggio è celebrata con la processione ed i fuochi d’artificio, ma la partecipazione dei bernaldesi e dei forestieri non è paragonabile a quella estiva che ricorre il 23 agosto. Una tradizione orale narra che il Santo, con una pioggia, sollevò i bernaldesi dalla peste e dalla carestia, motivo per cui questi da allora esprimono la loro gratitudine celebrando, in Suo onore, una grandiosa festa nel mese estivo.
La festa ha assunto negli anni un valore sempre più nazionale e internazionale e raduna gruppi folkloristici delle città gemellate con Bernalda in nome del Santo: Siena, L’Aquila, Massa Marittima e Mirabella Eclano. Il lungo e meraviglioso corteo, con abiti d’epoca che ricorda la sosta di Carlo III di Borbone nel nostro paese durante il suo viaggio a Napoli, ripropone in maniera figurata pezzi significativi della storia religiosa e civile di Bernalda e dell’Italia meridionale rendendo fisicamente percepibile la più grande e semplice verità della vita umana: Gesù Cristo e i suoi Santi incarnano esaustivamente l’attesa, il senso e il fine di tutti gli uomini, di tutte le vicende umane, di tutta la storia.
Rimane il dubbio però se, con gli anni, la festa conservi il senso della tradizione e il significato veramente religioso: condividere una fede a livello mondiale che miri alla pace, solidarietà e amore tra i popoli, oppure sia diventata solo una festa civile di popolo data l’ampiezza di eventi non legati del tutto alla religiosità.
La festa rappresenta per tutti noi bernaldesi sinonimo di identità per questo, ogni anno, l’aspettiamo con molta ansia.
Io l’ho vissuta fotografando gli occhi
dei protagonisti, quelli che per guadagnarsi da vivere coinvolgono i figli nel
loro lavoro di artisti di strada, l’ho vissuta nella fusione e nell’integrazione
di nuove culture con le nostre, del vecchio con il nuovo, dell’aderenza alla
religione e di quella alle vanità e perché no nel viso imbronciato di una
bimba. Sperando che le mie foto vi piacciano e augurandomi che vi facciano
venire voglia di venire a trovarci il prossimo anno vi aspetto con grande gioia!
G. C. Madio
(Questo testo è
distribuito sotto licenza CC BY-NC-SA)
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