Notte della Taranta. Note critiche.
Petra subbia petra, alla parite
(Pietra su pietra – poco alla
volta – si edifica un muro) ;
L’acqua a ‘llu frabbecu, e lu
mieru allu fabbricatore
(L’acqua – va bene, serve –
all’edificio, e il vino al muratore) ;
Se voi cu ssai le pene de lu
nfiernu, fanne ‘nnu mese a mienzu de trappitu : la prima notte nei perdi lu sennu, l’addhe perdi lu sonnu e
ll’apititu
(se vuoi conoscere
le pene dell’inferno, fai un mese e mezzo di frantoio : la prima volta
perdi il sonno, la seconda perdi il sonno e l’appetito).
Diversi anni fa ebbi la fortuna, anche se al momento non l’apprezzai molto, di poter vivere un’esperienza arricchente e stimolante insieme a un gruppo di ragazzi che come me avevano vinto un master; si trattava di uno stage di 15 gg. a Melpignano, un piccolissimo paese del Salento coinvolto, ci dissero, in un grande progetto: “Il recupero della cultura grìca” (n.d.r ovviamente non sapevamo neppure cosa fosse…).
Tuttavia, dopo lo sbigottimento iniziale derivato dal trovarsi in una terra abbandonata da “Dio e pure dagli uomini” immersi in ampi spazi dove la presenza umana era come evanescente, timida direi quasi fantasma, nei confronti della natura che si mostrava ovunque padrona del territorio, ricordo che quello che più mi colpì molto fu la luce accecante del mezzogiorno riflessa su quelle pietre bianche di cui erano ricoperte le case; una luce che rimbalzava su strade deserte, tremula e calda, nell’ampio spiazzo del convento degli Agostiniani (luogo in cui si realizza l’evento). La luce e le pietre, un connubio, felice e raro allo stesso tempo, che costituisce uno degli elementi di rarità di Melpignano e che la collocano in quella insularità che contraddistingue poche cittadine, dove la natura prende il sopravvento e copre come un’aurea il paese che appare notevolmente condizionato da questa atmosfera lenta e cadenzata.
La natura penetra nelle cose così come nello spirito della
gente rendendola immediata, genuina, spontanea ma al tempo stesso arcaica,
testimone di un grande passato e il tempo che scorre piatto e lento in questa
piccola città di provincia, permette di meglio carpirne le sfumature. Le
atmosfere magiche di Melpignano si evidenziano nella PRESENZA/ASSENZA che si
palpa tra le insegne dei portali e le iscrizioni degli architravi. La presenza
di iscrizioni bilingue (greche e latine), umanizzavano, infatti, in questo
deserto estivo che mi accoglieva, quei semplici muri che divenivano elemento
catalizzante, destinato a una prima forma di comunicazione non intimidatoria ma colloquiale.
La forza di questi elementi sembrava avvolgermi: era come essere attraversati
da mille linee che scorrevano veloci, accordando il limitato con l’illimitato.
Tuttavia anche se le incisioni nella duttile pietra erano, apparentemente,
l’unico elemento colloquiale e nessun ‘anima’ per la strada visibile,
tranne qualche cane randagio qua e là, ravvisammo, nel momento in cui
qualcuno del mio gruppo si mostrava bisognoso di aiuto per le indagini che
stavamo facendo in loco, la disponibilità della gente che apriva le case a noi
‘stranieri’ senza reticenza né timore.
La possibilità di ottenere disponibilità
e cordialità gratuita, ci permise di stabilire un rapporto immediato che si
realizza solo con persone che si conoscono da tempo.
Un’altra caratteristica principe di questa città – natura era ed è quella
della paesisticità che si coglie nella categoria della città – paesaggio che fa
di Melpignano un’oasi nel deserto, dove ciò che emerge, prepotente più che mai,
è il suo sistema – villaggio, elemento forte che determina coesione tra i suoi
abitanti, i quali vivono attivamente la città e partecipano a tutte le sue
attività, che vanno dalla gestione degli eventi come il Festival di Melpignano
e la Notte
della Taranta, al mantenimento, come nel caso della realizzazione di un mutuo
cittadino che le ha permesso di rimanere all’interno dell’unione dei comuni
della Grecìa.
Il ritmo lento che caratterizza Melpignano, infatti, se potrebbe essere sinonimo di un paese dalla vita piatta e monotona, consente invece di lavorare al meglio soprattutto per ciò che concerne la promozione della cultura in armonia con il territorio, come è avvenuto per il recupero del griko, (una lingua che rischiava di morire) e per la musica, elementi che sottolineano l’appartenenza e la coesistenzialità della città – scrigno.
Per questi aspetti Melpignano è davvero un paese originale, i cui caratteri non sono visibili in altri paesi di provincia.
Il ritmo lento che caratterizza Melpignano, infatti, se potrebbe essere sinonimo di un paese dalla vita piatta e monotona, consente invece di lavorare al meglio soprattutto per ciò che concerne la promozione della cultura in armonia con il territorio, come è avvenuto per il recupero del griko, (una lingua che rischiava di morire) e per la musica, elementi che sottolineano l’appartenenza e la coesistenzialità della città – scrigno.
Per questi aspetti Melpignano è davvero un paese originale, i cui caratteri non sono visibili in altri paesi di provincia.
Tuttavia analizzando il fenomeno della Notte della Taranta
lo trovo alquanto ardito per un piccolo paese di circa 2000 abitanti come
questo. Certo l’obiettivo dell’evento è stato quello di fare della Pizzica uno strumento che da elemento simbolo
di una cultura subalterna ed arcaica, sinonimo di marginalità sociale e di
sofferenza ha rappresentato uno strumento di riscatto sociale ed economico, propulsore
di sviluppo attraverso strategie politiche e culturali che hanno contribuito a
renderla una realtà di grande attrazione per flussi sempre più consistenti di turismo.
La cultura popolare e i suoni di questa gente sono stati offerti al mondo come
strumento di contatto e di scambio culturale condividendone l’identità.
L’analisi
del fenomeno e del luogo in cui esso si realizza però mi ha mi ha permesso,
sentendo anche il parere di Antonio Princigalli,
produttore musicale nonchè consulente artistico del comune di Melpignano, di
riflettere sulla eventualità che il fenomeno imploda per una serie di fattori.
1)
I beni culturali di Melpignano sono in parte resi noti
attraverso una serie di opuscoletti tematici, realizzati dall’unione dei comuni
della Grecìa, di cui fa parte. L’inesistenza di Infopoint, APT, Pro - loco,
all’interno di Melpignano fa sì che questo materiale informativo possa essere
recuperato dal turista solo recandosi
al comune. Inoltre, non tutti i beni sono sapientemente rappresentati: solo i
più importanti, proprio perché i diversi opuscoli condensano le notizie
appartenenti a più paesi che costituiscono l’unione, riducendone le stesse.
2)
La visione ravvicinata dei beni mi ha permesso di
valutare il loro fatiscente stato di conservazione e la necessità di un urgente
intervento di restauro condizione alquanto diversa da quanto evidenziato nel
materiale informativo. Lì dove il comune si è interessato alla salvaguardia dei
monumenti, come è avvenuto per il palazzo baronale, l’intervento operato
dall’azienda appaltatrice è stato disastroso. L’eccessiva lentezza con la quale
procedono i lavori, lo stato d’abbandono degli stessi, delude il visitatore
che, come già sottolineato, dopo una lettura approfondita del materiale
pubblicitario spera di trovarsi ad opere di tutt’altro genere.
3)
La presenza di numerose case a corte, abbandonate e in
stato di fatiscenza, che se restaurate possono offrire un luogo per ospitare i turisti
dell’evento.
4)
La musica di oggi non è quella di ieri tanto è vero che
per lunghi anni c’è stata una polemica su chi voleva preservarla così com’era
(puristi) e chi invece sentiva l’esigenza di una trasformazione attraverso
contaminazioni (polemica ancora in atto). Certo è, che non ci chiediamo mai
come la pensano i veri protagonisti della taranta: gli anziani. “Questa memoria
schizofrenica, che poggia le basi su una scarsa conoscenza del fenomeno, cerca
oggi legittimazione. Una sofferenza che si trasforma in una legittimazione alla
‘perdizione mentale’”. ( Vincenzo Santoro, operatore culturale di
Melpignano).
Se da un lato il folk – revival ha permesso di fare ricerche ed
allargare la conoscenza del fenomeno taranta e pizzica, dall’altro si corre il
grave rischio di valorizzare distruggendo quindi si potrebbe valorizzare senza avere accanto a una politica di valorizzazione destinata a vendere. Bisognerebbe
cercare la strada migliore per preservare la memoria attraverso, ad esempio, la
creazione di un archivio, un luogo aperto a tutti dove sia possibile trovare
registrazioni audio e riproduzioni video che testimoniano ciò che rimane
dell’antica taranta.
5)
L’azione culturale, che ha nella Notte della Taranta il
suo massimo punto di espressione, si muove su elementi che si concretizzano non
solo nella valorizzazione di un bene, come quello dell’ex – convento degli
agostiniani, ma anche nella partecipazione diretta della gente di Melpignano
nella gestione dell’evento. E’ per questo evento che il comune investe notevolmente
attraverso una massiccia azione pubblicitaria che si concretizza attraverso la
realizzazione di più di 1000 manifesti, brochure, spot pubblicitari e testate
giornalistiche. Il comune di Melpignano ha un bilancio pari a poco più di un
paio di miliardi. Tenendo conto che il fenomeno si è molto allargato rispetto
all’86, quando tutto è iniziato, e ha necessitato di molti più fondi (un
conto era ospitare i Litfiba all’inizio della loro carriera, un conto è
ospitarli ora) c’è secondo me da preoccuparsi.
Il rischio maggiore è quello di
produrre una frattura tra quello che accade (l’evento) e quello che invece
riguarda le esigenze del paese. Questo luogo, infatti, non è attrezzato per
promuovere, oggi come oggi, un evento di questo genere (potrebbe rischiare di non reggere più!!!) soprattutto se si tiene
conto che ultimamente nella gestione della serata conclusiva della Notte della
Taranta, un fiume di personaggi vogliono essere protagonisti della gestione. Questo costituisce un grave limite per questo paese, e dà il via a
uno sviluppo incontrollabile. Ognuno prende e lascia quello che può alla men
peggio; si pensi all’accoglienza
primitiva presente da Melpignano a Santa Cesaria: non c’è un albergo,
il più vicino è a Maglie. Se prima tutto funzionava secondo quanto afferma
Princigalli, perché l’organizzazione era meno frenetica, oggi non è più così…
Per noi bernaldesi l’esempio è molto vicino. Se pensiamo
alla festa patronale infatti, in passato essa era il momento in cui cantanti
famosi le facevano da contorno e costituivano gli attrattori per richiamare un
mare di gente dai paesi limitrofi ma con il passare del tempo i costi sempre
più esosi di reclutamento cantanti e quelli organizzativi hanno dato vita a un
progressivo abbandono per quanto concerne questo aspetto e ad un immiserimento
degli attrattori stessi.
Pertanto acquisire maggior consapevolezza circa le
possibilità di sfruttare in termini economici il bene “cultura” attraverso qualche miglioramento progressivo nei servizi e
nella tenuta urbanistica e farlo con cautela senza strafare è il modo migliore
e seriamente auspicabile alla nostra realtà culturale.
G. C. Madio
Questo testo è distribuito sotto licenza CC BY-NC-SA













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