domenica 6 maggio 2012

Allarga gli orizzonti che ritieni normali! L’arte deve appartenere alla collettività.

Keith Haring affermava che ‘l’arte è per tutti, e questo è il fine a cui voglio lavorare“.
Terminati gli studi universitari dove gran parte della conoscenza non investe l’arte contemporanea ho dovuto fare un grande sforzo da autodidatta e colmare vuoti accademici per comprendere le dinamiche che investivano le avanguardie, scovare gli interpreti che hanno animato l’arte a me più vicina. E poi mi sono dedicata al mio mondo, a quello che vivo quotidianamente. Ho allenato l’occhio, ho iniziato a individuare chi fa l’arte con la A maiuscola e chi si adatta. Tuttavia ho compreso una cosa molto importante: l’arte deve essere di tutti. Deve uscire dal ruolo di nicchia in cui molti per anni l’hanno confinata e entrare nelle case della gente.
Questo mio pensiero anche in molti eventi curati da curatrice ha spesso incontrato difficoltà a farsi comprendere anche dagli artisti che si dividono spesso in accademici e non accademici. I primi non hanno voglia di mettersi in gioco. Voglio la strada facile e considerano il riconoscimento del loro lavoro l’esposizione ordinata sulle pareti bianche dei musei illuminate dall’anonimo museo. Non comprendendo che mai nessuno andrebbe mai a visitare, pagando, una sua opera soprattutto se sconosciuto. Ci sono poi coloro che sono più intraprendenti e si lanciano in mille avventure curiose e performance che coinvolgono il mondo circostante.
Io penso che si debba portare il concetto di museo nella quotidianità della popolazione.
In quattro decenni, il concetto dei nostri musei è profondamente mutato: la maggiore attenzione prestata al visitatore ha profondamente modificato il modo di concepire l’istituzione museale facendo sì che la frequentazione dei musei da parte della popolazione fosse sempre più elevata. Per quanto, però, l’istituzione museale possa modificare se stessa, la logica per cui è l’uomo che fisicamente deve avvicinarsi al museo non può essere rovesciata: la staticità delle sedi espositive impone uno sforzo, seppur piacevole e minimo, da parte del visitatore. La maggior parte degli utenti, però, è disposta a compiere questo sforzo per collezioni o eventi museali già celebri, più difficilmente ci si accosta spontaneamente all’arte contemporanea, soprattutto se inedita o ancora poco celebre, poiché non viene percepita ancora come facente parte dell’identità culturale comune. La Cultura che fa anch’essa Storia deve essere, infatti, del Popolo che la rappresenta, per cui è quanto mai necessario avvicinare l’arte contemporanea al pubblico.
 Il miglior modo, dunque, per coinvolgere il maggior numero di persone allo spettacolo del contemporaneo, è concepire un museo che non abbia strutture, in grado di portare l’arte al visitatore senza bisogno di alcuno sforzo.

G.C. Madio
Questo testo è distribuito sotto licenza CC BY-NC-SA
 

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