Keith Haring affermava che ‘l’arte è per tutti, e questo è il fine a cui voglio lavorare“.
Terminati gli studi universitari dove gran
parte della conoscenza non investe l’arte contemporanea ho dovuto fare
un grande sforzo da autodidatta e colmare vuoti accademici per
comprendere le dinamiche che investivano le avanguardie, scovare gli
interpreti che hanno animato l’arte a me più vicina. E poi mi sono
dedicata al mio mondo, a quello che vivo quotidianamente. Ho allenato
l’occhio, ho iniziato a individuare chi fa l’arte con la A maiuscola e
chi si adatta. Tuttavia ho compreso una cosa molto importante: l’arte
deve essere di tutti. Deve uscire dal ruolo di nicchia in cui molti per
anni l’hanno confinata e entrare nelle case della gente.
Questo mio pensiero anche in molti eventi
curati da curatrice ha spesso incontrato difficoltà a farsi comprendere
anche dagli artisti che si dividono spesso in accademici e non
accademici. I primi non hanno voglia di mettersi in gioco. Voglio la
strada facile e considerano il riconoscimento del loro lavoro
l’esposizione ordinata sulle pareti bianche dei musei illuminate
dall’anonimo museo. Non comprendendo che mai nessuno andrebbe mai a
visitare, pagando, una sua opera soprattutto se sconosciuto. Ci sono poi
coloro che sono più intraprendenti e si lanciano in mille avventure
curiose e performance che coinvolgono il mondo circostante.
Io penso che si debba portare il concetto di museo nella quotidianità della popolazione.
In quattro decenni, il concetto dei nostri
musei è profondamente mutato: la maggiore attenzione prestata al
visitatore ha profondamente modificato il modo di concepire
l’istituzione museale facendo sì che la frequentazione dei musei da
parte della popolazione fosse sempre più elevata. Per quanto, però,
l’istituzione museale possa modificare se stessa, la logica per cui è
l’uomo che fisicamente deve avvicinarsi al museo non può essere
rovesciata: la staticità delle sedi espositive impone uno sforzo, seppur
piacevole e minimo, da parte del visitatore. La maggior parte degli
utenti, però, è disposta a compiere questo sforzo per collezioni o
eventi museali già celebri, più difficilmente ci si accosta
spontaneamente all’arte contemporanea, soprattutto se inedita o ancora
poco celebre, poiché non viene percepita ancora come facente parte
dell’identità culturale comune. La Cultura che fa anch’essa Storia deve
essere, infatti, del Popolo che la rappresenta, per cui è quanto mai
necessario avvicinare l’arte contemporanea al pubblico.
Il miglior modo, dunque, per coinvolgere
il maggior numero di persone allo spettacolo del contemporaneo, è
concepire un museo che non abbia strutture, in grado di portare l’arte
al visitatore senza bisogno di alcuno sforzo.
G.C. Madio
Questo testo è distribuito sotto licenza CC BY-NC-SA

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